HERB RITTS: IN EQUILIBRIO

Palazzo della Ragione Fotografia / Milano

20 febbraio / 5 giugno 2016

Photofestival Milano

Due gemelle con l’identico bikini sorridono da una spiaggia di Coney Island, una maschera di carta nasconde il volto del disegnatore Saul Steinberg, un uomo mostra il petto tatuato, un pellerossa sta fiero a cavallo. Bisogna partire dalla stanza che raccoglie in un video queste splendide fotografie per capire “In equilibrio”, la personale di Herb Ritts (1952-2002) a Palazzo della Ragione. Non perché queste immagini le abbia scattate lui (per la cronaca sono di Diane Arbus, Irving Penn, Stanley Kubrick, Edward Curtis) ma perché, appartenendo alla sua collezione, fanno capire quanto siano state studiate fino a divenire fonti di ispirazione. In effetti, soffermarsi sulle cento immagini originali in bianconero di varie dimensioni provenienti dalla Herb Ritts Foundation di Los Angeles che costituiscono la mostra curata da Alessandra Mauro e prodotta da Civita, Contrasto e GAmm Giunti, significa confrontarsi con un fotografo capace di muoversi su diversi registi. Nei ritratti, per esempio, non si ripete mai adattandosi alla personalità dei suoi soggetti: chiede a Dizzy Gillespie di gonfiare le guance come suonasse nella sua tromba, riprende Jake Nicholson con una lente davanti alla bocca per trasformarne il sorriso nel ghigno che in “Shining” aveva agghiacciato gli spettatori. Di Bruce Springsteen coglie solo il particolare di uno stivale borchiato, di Mick Jagger il busto, mette in posa Cher come fosse un uomo e Sylvester Stallone come una diva del cinema muto. Poi, se occorre, si sofferma su  una Nicole Kidman un po’ scarmigliata scatenandone tutto l’erotismo possibile.

Alek Wek, Los Angeles 1998

Nato in una famiglia benestante di Los Angeles, Herb Ritts alla fotografia era arrivato avendo alle spalle un gusto raffinato dagli studi di storia dell’arte e un po’ di fortuna. Nel 1978, durante un viaggio nel deserto californiano con Richard Gere lo fotografa all’interno di un’officina con immagini così belle che “Vogue” le pubblica decretando l’inizio di una folgorante carriera per entrambi. Da allora entra nel mondo della moda dalla porta principale innovandolo con il suo stile ricco di eleganti rimandi: nel riprendere il modello Bill James cita la posa scultorea del “Galata morente”, nel fotografare Demi Moore con la nuca rasata incassata fra le braccia ottiene un esito di puro surrealismo. Talvolta svela ma in modo inaspettato: un sottile velo nero, adagiato su un corpo femminile, ne sottolinea la seducente armonia. Talvolta nasconde: nella celebre immagine pubblicata nel 1989 su “Rolling Stone” raggruppa cinque famose modelle svestite così strette l’una da realizzare una fotografia che non può essere definita di nudo. Trasforma spesso il corpo in pura forma facendo emergere analogie fra quello della modella con le braccia tese come rami a reggere un cespuglio-chioma e i baobab giganti di quell’Africa che Ritts tanto amava forse anche perché l’eleganza di una danza Masai gli ricordava il servizio fatto anni prima con i modelli che saltavano sulla sabbia della sua California.

 

Roberto Mutti

 

Palazzo della Ragione Fotografia, piazza Mercanti 1, Milano.

Aperta da martedì a domenica 9.30-20.30 giovedì e sabato 9.30-22 fino al 5 giugno. Ingresso 12 Euro.

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