I Palazzi della Fotografia

Photofestival Milano - Palazzo CastiglioniPhotofestival Milano - Palazzo Castiglioni

PALAZZO CASTIGLIONI

Corso Venezia, 47 – Milano

Costruito tra il 1901 e il 1904, Palazzo Castiglioni costituisce il “manifesto” artistico dell’Art Nouveau a Milano.

L’imprenditore Ermenegildo Castiglioni decise nel 1900 di costruire un palazzo in corso Venezia, a Milano, che doveva differenziarsi da tutti gli altri e per questo incaricò della progettazione l’architetto Giuseppe Sommaruga, noto per diverse interessanti soluzioni.

Questo atteggiamento del committente, volenteroso di manifestare la propria grandezza, si può ritrovare nel palazzo (particolarmente imponente se paragonato al restante liberty italiano) e nella volontà di realizzare un edificio di uno stile piuttosto nuovo per l’Italia – il liberty, appunto – in un contesto tra i più nobili della città.

L’edificio fu realizzato a tre piani, con due facciate, una principale sulla strada e una secondaria sul giardino, più gli annessi staccati dal corpo principale e costituenti le scuderie e la rimessa.

Questo palazzo ha un basamento con bugnato grezzo che riprende le forme naturali della roccia; le altre decorazioni presenti sono una ripresa dello stucco in stile settecentesco.

Gli arredi interni furono distrutti dalle truppe americane che occuparono il palazzo nel 1945 e li utilizzarono come legna da ardere. Si salvarono le decorazioni, i ferri battuti e le lampade.

L’edificio fu sottoposto a vincolo monumentale il 5 marzo 1957.

Attualmente il Palazzo è sede di Confcommercio Milano e alcune esposizioni di Photofestival sono ospitate all’interno di questo prestigioso edificio.

Il Liberty milanese

Palazzo Castiglioni, il primo edificio propriamente liberty in città anche se, curiosamente o forse per provocazione, sorge proprio nel bel mezzo di corso Venezia, via della nobiltà già nel Settecento, connotata dalle sobrie linee del Neoclassicismo: l’effetto è quindi dirompente, per più di una ragione. Dimensioni monumentali, facciata severa e un ammiccamento a nostalgie michelangiolesche nell’uso del bugnato e nella profusione di putti ad alto rilievo ne costituiscono i tratti più evidenti, ma anche più superficiali. Più interessante è la massa nel suo complesso, dove ogni materiale concorre a dare senso del movimento e un’impressione generale di potenza, soprattutto negli originali oblò del piano terreno caratterizzati dall’intreccio libero dei ferri battuti disegnati dallo stesso architetto. Innovative anche alcune scelte compositive, in realtà criticate dai contemporanei, come le finestre strette e alte la cui tradizionale cornice è sostituita da putti reggi cartigli e l’asimmetria della facciata, che ha un unico balcone in alto, sul lato destro. Interessante è anche l’organizzazione interna degli spazi la cui leggibilità, dopo i restauri degli anni Settanta, è purtroppo compromessa; resta tuttavia il meraviglioso scalone intrecciato dai nastri metallici di una ringhiera floreale e affiancato dalle lucide, e un po’ funeree, colonne nere di labradorite.

Alle spalle di Palazzo Castiglioni, su via Marina, si affaccia un elegante prospetto in mattoni rossi, con molte finestre disposte regolarmente, grandi logge vetrate, ringhiere gentili in ferro battuto: si tratta della facciata posteriore del palazzo stesso, dove Sommaruga dimentica la monumentalità a favore della misura e della leggerezza. Palazzo Castiglioni è il simbolo vero del Liberty milanese, con il quale ogni altro edificio in stile ha dovuto giocoforza misurarsi.

Lo scalone e la sala dei pavoni, riflettono con l’esuberanza di motivi decorativi ispirati dalla natura, con il proliferare di foglie, animali, forme biomorfe rese nei materiali della pietra e del metallo, la crescita metamorfica e inarrestabile di un mondo, quello naturale appunto, che la borghesia milanese, con le sue industrie, sta attaccando, ma al quale non si rinuncia, al quale si continua a guardare, in un sogno di perpetua integrazione, e in un contesto di infinita ispirazione ad esso, alla sua forza e ricchezza.

 

PALAZZO BOVARA

Corso Venezia 51, Milano

Palazzo Bovara, fiore all’occhiello e oggetto di consapevole cura da parte di Confcommercio Milano, è una testimonianza significativa del neoclassicismo lombardo.

Costruito nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Carlo Felice Soave, l’edificio presenta una facciata semplice con tre ordini di finestre, al centro un portale ad arco fiancheggiato da colonne doriche che reggono un balcone ed elementi architettonici e decorativi in arenaria.

Arioso cortile rettangolare a portici, delimitato ai fianchi da due corpi di fabbrica minori, decorati da statue e vasi ornamentali sull’attico, e sullo sfondo da cancellate a pilastri bugnati recanti grandi vasi ornamentali e statue, a chiusura di un breve pittoresco giardino ombroso, di vecchie piante.

Il palazzo fu sede dell’ambasciata francese della Repubblica Cisalpina e nel 1800 ospitò il giovane Stendhal venuto al seguito di Napoleone: prende il nome dal proprietario, il conte Giovanni Bovara.

Attualmente è sede del Circolo del Commercio e viene utilizzato come luogo per eventi.